La stessa varietà, complessità e importanza dell’arte muraria richiede al suo esecutore materiale, oltre alla naturale intelligenza e perspicacia, una capacità fatta di esperienza e di conoscenza sicura delle molteplici forme applicative dei numerosi tipi e qualità dei materiali e dei non meno numerosi tipi e varietà di mezzi ausiliari del lavoro – istrumenti, arnesi, macchinari, ecc. – affidati alle sue mani ed al suo occhio vigilante.
G. Astrua
Nell’architettura antica vi sono tre parametri fondamentali per valutare le costruzioni: solidità, funzionalità e bellezza. Ogni epoca può variare la definizione o l’importanza attribuita ad ognuno di questi. Quello che ne sta alla base però è indipendente dalle culture e dalle abitudini: è la qualità dei materiali, nonché le conoscenze e le capacità tecniche di lavorarli.
Mio padre era un Maestro artigiano: Felicetto Busato, chiamato “Mani d’oro”. Sono cresciuto tra cantieri su ville palladiane, chiese, e vari edifici storici, dove cominciai a lavorare dall’età di 14 anni, quando ricevetti come regalo di compleanno i miei primi strumenti di lavoro! Allora le idee di storicità e restauro erano poco diffuse; viste dai più come “lavoro su case vecie” e considerato di un livello inferiore. Per una serie di fortuite circostanze ha trovato lungo il mio percorso di formazione gli ultimi 7-8 maestri veneziani nel momento esatto in cui, ancora in vita ma non avendo possibilità di lasciare la loro esperienza ai figli, cercavano l’apprendista a cui tramandare l’arte; arte che essi stessi avevano appreso dai loro maestri e padri, lungo una linea sicura di almeno 5 generazioni!

Il passaggio di testimone da padre a figlio o da maestro ad apprendista è in uso da secoli e secoli: il termine di una vita lavorativa segna l’inizio di un’altra, attraverso non solo la trasmissione delle conoscenze ma degli stessi strumenti di lavoro. Questa pratica ha fatto in modo di mantenere sorprendentemente vive le tecniche applicative tradizionali regionali a dispetto dell’enorme periodo di tempo che coprono; un risultato che si è oggidì abituati a considerare prerogativa della conoscenza scritta.
Il lavoro: fonte di gioia e ricchezza
L’artigiano, nella sua antica qualità, all’opera manuale doveva – e deve tutt’ora – congiungere molta parte intellettiva ed anche una non comune genialità.
L’edilizia tradizionale è un insieme complesso di tecniche, conoscenze, materiali e strumenti la cui sapiente combinazione si esprime nella creazione di un prodotto finale: la struttura architettonica e la sua interazione armonica e funzionale con l’ambiente circostante. Come in ogni altro processo creativo, il materiale e gli strumenti utilizzati non sono indipendenti dalla tecnica applicata e, allo stesso modo, il metodo di lavoro è esso stesso una “materia prima” indispensabile per il risultato finale.
Una volta, nel nostro lavoro, le cave di ogni regione fornivano i materiali per la produzione della calce e per gli aggregati, creando così infinite sfumature nei risultati. Con il boom economico del dopoguerra e il dilagare dei materiali di bassa qualità questa pratica è divenuta meno frequente, mantenendosi solo dove le abilità artigianali restavano vive e indispensabili.
Fino agli anni ’70-’80 nei cantieri veneziani era ancora buona pratica degli artigiani muratori il preparare la malta direttamente sul posto.
In quegli anni anche a Venezia cominciarono a prendere piede le malte cementizie, sempre più si perdeva la volontà di proseguire con l’edilizia tradizionale e sempre più si perdevano le conoscenze tecniche dei lavoratori di prima linea. I pochi maestri artigiani rimasti rischiavano di spegnersi nell’oblio dell’indifferenza. Io ero apprendista restauratore, lavoravo sodo con curiosità e passione, e fu grazie a questo che divenni un allievo. Ricordo ancora uno di questi Maestri – ognuno dei quali era esperto di tecniche secolari che soltanto lui conosceva – che mi disse, con le lacrime agli occhi: “Non ho nessuno a cui lasciare le mie conoscenze”!
Arriviamo ai primi anni ‘80, un restauro nei pressi di Rialto: tra tutti i cantieri di Venezia scarseggiavano le materie prime storiche e la capacità di reperirle. Saperle preparare e utilizzare in modo corretto sembrava ancora più raro e questo stava mettendo in seria difficoltà molte aziende. A quel tempo già nessuno più ricordava né faceva secondo i metodi di solo pochi decenni prima.
Questo invece per me era facile, che avevo imparato tutti gli antichi trucchi del mestiere secondo tradizione. Ero uno dei pochissimi, forse l’unico a Venezia in grado di preparare il cocciopoesto, indispensabile per chiunque sperasse di poter restaurare con senso compiuto. Qui nacque MGN; l’obiettivo era portare i materiali già pronti nei cantieri di Venezia; tutti rigorosamente preparati secondo le tecniche tradizionali e utilizzando le materie prime reperite dalle fonti originali!
Un’innovazione, in un certo senso, e come tale all’inizio guardata con sospetto dai lavoratori e le imprese del posto, ma anche dai tecnici della soprintendenza – fu tra di loro che incontrai per prime persone con un bagaglio di cultura architettonica immenso; ci volle poco perché capissero tutti, sempre, che li stavamo aiutando a far bene. Quando questa consapevolezza si radicava, come inevitabilmente accadeva, quello che prima era sospetto diventava fiducia totale e stima reciproca.
“Nihil sub sole novi – Non c’è nulla di nuovo sotto il sole”
“Non affannarti a inventare tu una soluzione…è già stata creata!” Questo mi sentii dire un giorno quando, oltre 30 anni fa, mi stavo arrovellando per risanare al meglio le drastiche condizioni di murature storiche in quel di Napoli. Una breve osservazione, fatta da una persona con le giuste conoscenze: un professore universitario che, come scoprii in seguito, aveva passato la vita ad approfondire gli studi delle malte romane. La fortuna volle, ancora una volta, che condividesse le sue conoscenze con me!
La soluzione annunciata aveva nome di Pozzolana e, come le tessere di un domino, da lì partirono a cascata ancora gli studi, gli approfondimenti, le applicazioni di cui oggi posso vantare riferimenti certi. Peraltro le parole del dotto napoletano esperto di pozzolane possedevano la verità dell’evidenza: non c’è dubbio che si tratti di una soluzione testata, applicata e verificata più di quanto si potrebbe fare in una vita intera o in migliaia di cantieri e condizioni. È stata applicata, di fatto, per millenni e i risultati sono spesso ancora perfetti!
Naldo Busato














